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Rodari Ubaldo

Verbania, classe 1952
Non so se faccio arte. Essere “artista” non mi interessa affatto. Ritengo la parola “arte” un termine abusato. Mi interessa di più fare pittura e incisione, approfondire i loro linguaggi. Mi interessa il lavoro del pittore, dell’incisore. In pratica, il mestiere.

MANIFESTO

Per Ubaldo Rodari l’arte si fa prima di tutto con le mani perché l’opera si costruisce: è tattilità e corporeità. Le sue mani scrivono, raccontano, lasciano una traccia.  L’atto artistico ha luogo nell’incontro tra soggetto e oggetto, tra mano e materia. Una mano, e quindi un gesto, che porta con sé vissuti e consuetudini perché, come un grande filosofo dell’arte ha affermato, «nessuno è senza materia e senza storia».

L’ispirazione si trova a fare i conti con la tecnica. Non è possibile, infatti, mettere in secondo piano la fase operativa. La famosa “libertà dell’artista” è vincolata da un nodo del legno, da una venatura del marmo, dalla granularità della materia: zinco, plexiglass, inchiostri e tempere.

Protagonista indiscussa delle sue immagini è la linea. Un segno archetipo impresso sulla superficie in orizzontali e verticali che si alternano per costruire e decostruire lo spazio. Sono “tentativi”, “barriere”, “varchi” raccontati su “pagine” bianche ed elegantissime, dove il colore si addensa rispettoso e mite.

Tradizione e innovazione si incontrano: le punte metalliche, che nell’incisione scalfiscono la lastra, diventano strumenti per disegnare direttamente sulle carte; gli stracci del mestiere, vissuti di colori e inchiostri sovrapposti nel tempo, sono allo stesso tempo strumento e materia della composizione.

Ubaldo Rodari costruisce orizzonti infiniti tra i quali possiamo viaggiare, con gli occhi, per tutto il tempo che desideriamo.

PERCORSO

Ubaldo nasce Bergamo, la città alta e bassa da cui si dischiude un «panorama stupendo» con «mille diverse tonalità, dal grigio, al turchino, all’azzurro sempre più intenso punteggiato da una bianca miriade di cittadine, villaggi, monasteri, fattorie, campanili, ville, fino a sfumare all’orizzonte in una distesa blu senza fine».

Devono essere state quelle visioni abituali ad avvicinarlo spontaneamente alla pittura sul finire degli studi liceali. Nel suo peregrinare tra città italiane ed europee incontra e conosce figure fondamentali nel campo della pittura e dell’incisione: partecipa alle attività del gruppo milanese “Arte Contro” (Milano, 1976), conosce Marc Chagall e Sonia Delaunay (Parigi, 1977), suoi maestri sono stati Riccardo Licata e Giuseppe Zigaina (Venezia, Scuola Internazionale di Grafica, 1978-1979).

Negli anni Ottanta approda sulle sponde del Lago Maggiore, dove inizia il suo impegno nel campo della didattica dell’arte per bambini. Progetta laboratori sperimentali che ancora oggi coinvolgo numerose scuole del Verbano-Cusio-Ossola. Chi si addentra tra le antiche vie del piccolo borgo di Suna, a Verbania, troverà il suo studio, un’officina dell’arte e archivio della sua ricerca. Si respira tutta la matericità dei colori, degli inchiostri degli olii e dei solventi. Si assapora il gusto del mestiere.

Al lavoro artistico personale Ubaldo affianca l’impegno sociale e culturale. è stato Consigliere e Vice Direttore del Museo del Paesaggio di Verbania (metà anni Novanta); dalla sua fondazione, nel 2004 è Direttore Artistico dell’officina di incisione e stampa “Il Brunitoio” a Ghiffa (Verbania) per la quale cura esposizioni di grafica, disegno e fotografia di autori moderni e contemporanei; è Consigliere della Fondazione Casa Ruffoni presso l’Isola Superiore dei Pescatori a Stresa (Verbania). Dal 1975 i suoi lavori sono stati oggetto di mostre collettive e personali, in Italia e all’estero. Tra le più importanti: Galleria Fumagalli (Bergamo, 1992), Boycot Art Gallery (Bruxelles, 1992), Galleria V.S.V. (Torino, 1995), Biblioteca Salita dei Frati (Lugano, 2016), Palazzo Parasi (Canniobio, 2018).

Tra le voci che hanno scritto intorno alla sua opera: E. Fezzi, 1985, G. Pizzigoni, 1993, E. Di Mauro, 1995, G. Fiameni, 1993 / 2016,  A. Davossa, 2018.

Opere


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