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#carta#tela

Fracassio Gaetano

Milano, classe 1962
Registro la mia esistenza e confermo la necessità di salvaguardare questo mondo perché non vorrei che le mie annotazioni fossero, tra un po’ di tempo, intese come fantascienza, fantasie di un artista visionario.

MANIFESTO

L’opera di Gaetano Fracassio è un po’ come le scatole cinesi: ce n’è una più grande – coincidente con la sua stessa esistenza – che ne contiene sempre una più piccola, e questo all’infinito. Chi avesse la fortuna di fare visita alla sua abitazione potrebbe facilmente comprendere il senso di queste parole. La casa, soggetto che sviluppa con una certa costanza nel suo lavoro, è essa stessa il risultato di una ricerca artistica: un’installazione a misura d’uomo.

Aprendo la scatola più grande, e così con quelle successive, si svelano progressivamente i percorsi della sua ricerca. Dalle grandi installazioni alle sculture, fino al cuore di questo discorso: il disegno.

Come chi guarda dalla serratura per capire, senza essere scoperto, cosa accade al di là della porta, così Fracassio realizza le sue piccole tavole grafiche con l’approccio del conoscitore di mondo, silenzioso e attento. Scruta la natura vegetale del sottosuolo, appunta la geografia delle radici, la forma pura ed elegante di ogni specie, dando vita ad Annotazioni di un artista visionario, «spaventato dal pericolo di una possibile perdita di memoria collettiva».

Durante le sue esplorazioni, Fracassio raccoglie, classifica, conserva, ripensa alla natura e agli elementi. Trascrive i risultati delle sue ricerche dando vita a Bestiari ed Erbari che, riprendendo l’antica prassi medievale, ci offrono una descrizione di creature reali e immaginarie. Il risultato sono immagini di grafia pura realizzate con l’utilizzo di pigmenti naturali disposti su carte e tele trattate dal tempo e a cui viene data nuova vita. Di fronte ai continui atti distruttivi dell’uomo contro la terra, le opere di Gaetano Fracassio sono la testimonianza preziosa di chi lavora per preservare e non per distruggere.

PERCORSO

Bitonto e Milano, due città agli estremi opposti della nostra penisola, sono legate da un’artista che ha deciso di condividere con loro il suo cammino di ricerca: Gaetano Fracassio. Non è un caso che proprio l’elemento “casa” e l’oggetto “valigia” ricorrano con costanza nel suo lavoro. Fracassio incarna l’immagine pleistocenica dell’uomo: un «essere non stanziale» che si muove costantemente, raccogliendo quello che il territorio gli può donare.

Così, negli anni Ottanta, da autodidatta, si avvicina alle pratiche artistiche per sfuggire a un periodo storico che, con le droghe pesanti, stava stroncano il futuro di molti giovani. Per Fracassio l’arte diventa subito pulpito per esprimere una diversità di visione della vita, trasformandosi presto in un’«esigenza psicofisica per la sopravvivenza».

Si esprime attraverso una molteplicità di linguaggi e materiali, dal disegno alla scultura, con l’unico scopo di mostrare, come ha suggerito Matteo Galbiati, «la spontaneità di immagini lasciate trasparire come elementi di una memoria permeata in oggetti comune e, proprio per questo, aperti ad una condivisione allargata e partecipata, perché facilmente riscontrabili nell’esperienza di ciascuno».

Hanno scritto di lui, tra gli altri, J. Ceresoli, R. De Grada, Chiara Gatti, V. Vaccari. Fra le mostre più significative “I diari della valigia” a cura di Chiara Gatti (2007), “Dal Pleistocene al Fracassio” (2015), una genealogia di Maurizio Corrado.

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