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#carta

Cosottini Mirio

Figline Valdarno (Firenze), 1971
Disegnare è dilatare il presente, un segno eterno.

MANIFESTO

«Ci sono volti che destano il mio interesse, dal vero, in foto, sul web; li disegno partendo da un dettaglio finché i segni diventano forme, appena in tempo per mostrare lo scarto fra totalità e compiutezza. In questa differenza lascio aperta la porta all’immaginazione».

Il lavoro artistico di Mirio Cosottini nasce da un innamoramento: per un volto, uno sguardo, una guancia. Per ciò che il volto cela.

Nessun progetto precede la sua intenzione di avvicinarsi al disegno. Prende la penna e traccia ciò che vede, la proiezione di luce, ombra, forma e colore; essa si condensa in un tratto che ha la sua natura nella qualità del gesto pittorico, e che diventa autonomo, essenziale. Quel segno che pare uno scarabocchio è carico d’immaginazione, insieme agli altri segni lascia intendere una forma, un’espressione, un’emozione: «a un certo punto smetto di disegnare, ma non prendo questa decisione, piuttosto il disegno cessa, d’altra parte la mia non è una composizione, è un germinare e prendere corpo, processo che non ha un compimento, e proprio per questo muore senza una ragione».

Quella che lascia è l’estensione del tempo presente nel quale è passato, disegnando. In questo afferrare il tempo del disegno e poi lasciarlo andare è l’andamento piacevole del disegnare.

PERCORSO

Mirio Cosottini è un compositore di suoni, segni grafici e parole. Comunica attraverso la musica, l’arte e la filosofia: è musicista trombettista, filosofo della musica e artista di volti.

Come conciliare in un’unica persona, tante anime? Siamo abituati ad affidare e a concedere a ogni individuo, uno specifico ruolo. Ma nel campo dell’arte, la separazione delle discipline, è una convenzione accademica. Esse si sono sempre influenzate a vicenda. Sono esistiti scambi di idee, di ispirazione e collaborazioni in tutta la storia dell’uomo.

Mirio ci riconduce così all’idea di un artista sperimentatore e promotore universale della vita, in una continua ricerca e processo creativo. A questo proposito ci sembra utile riprendere le parole di Kandinskij: «Il pittore dovrà iniziare a parlare e parleranno sul medesimo tema il pittore assieme con il musicista, lo scultore insieme con il danzatore, l’architetto insieme con il drammaturgo. Inaspettatamente tutti si comprenderanno, […] ci sarà confusione e chiarezza».

Dopo il diploma in tromba nel 1992 al Conservatorio di Firenze, si specializza in improvvisazione. Iniziano così le collaborazioni con numerosi musicisti, non da ultimo Stefano Bollani con il quale realizza il progetto Le Fanfole.

Nel 2018 consegue il Dottorato in Storia delle Società delle Istituzioni e del Pensiero dal Medioevo all’età Contemporanea con una tesi di Filosofia della Musica presso l’Università di Udine/Trieste.

Come artista disegnatore ha esposto ad Arezzo presso lo spazio Fahre451nheit e il Teatro Comunale di Cavriglia. Ha realizzato disegni di copertina per varie pubblicazioni, illustrazioni per produzioni musicali e ritrattistica su commissione.

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